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Di greche morbidezze o bizantine

A Bisanzio


Di greche morbidezze o bizantine

cantàro e scrissero romani e normanni,

stanchi di navi e sale, marce e brine

a respirar 'l cangiar dell'ore in anni,


e di cannella e cedri, incensi e sguardi 5

come non trapuntar bei vestimenti

e ' velli coperti, da pelli di lion e di leopardi.

Gonfie le vele ai venti van i bastimenti,


contr' al corso del ciel* van ad Oriente,

s'industrian i viaggiatori genovesi 10

e il venezian tien pronto l'occorrente,

sì che il tornar più che l'andare pesi.


La Città Sacra splende d'ori, e attende

e parimenti attendono nel vico le etère,

devote ne l'abbraccio di ch'intende 15

un'arte ch'è contemplata nelle sfere


e nelle tessere smaltate dei tuoi occhi

quando l'incendia l'astro nascente di Levante;

Santa Sofia risuona, sapienza dei rintocchi,

salva fin il giudeo, ristora il mendicante; 20


poi, fra mosaici pazienti e oro brillanti,

fronte al tramonto cui 'l Guiscardo brama,

s'accompagnano a notte in fin gli amanti

ché fin gl'argenti ne rispecchiano la trama.


Giunta è la notte in dolce primavera, 25

annega 'l sole nel mar che par d'assenzio,

ma più non tace d'aedi quando è sera

l'antica cetra ch'ora è legno per Bisanzio,


contr' al corso del ciel s'apprende ancora,

ratta sì a l'Occaso s'attarda nuovamente 30

qual bocca d'oro ch'a l'anime ristora,

conquista e riconduce a' etterno Oriente.


Buscador de rimas 21/04/a.D. 2026, Natale di Roma *L'emistichio "contr’ al corso del ciel..." (citazione ripetuta, preceduta dal "sì", nell'ultima quartina, verso 29) è tratto da Paradiso VI, 2. Immagine reperita in rete e modificata dall'autore.




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