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Perduto ho il nome

7 ott
Tempo di lettura: 1 min

A Gabriele D'Annunzio

Perduto ho il nome;

e for dalle mura

m'affretto,

metto il mantello

e tremo, gennaio

scorre mesto;


puntìno tra le dune,

confini distinti

attraverso,

senza più storia

né lasciapassare

d'appresso;


monaco d'un muto

deserto, pur muto

sto al canto lo stesso

a' fulmini e a' venti rivolto

ché ai turbini passo

attraverso,


sì 'grazie' m'incido

alle spalle

il fiume saluto e la valle

e valli su valli

ancora ritrovo, e 'l rio

ch'ogne volta è diverso.


Non ho più nome*;

e 'l candido pelo riluce

sì come la rena

del mare;

non ho più sorte

tra gli uomini,


sol mi conforta

il tepido meriggio

nel gran silenzio

protetto dal sole,

che vibra e infiamma

con le sue parole


e l'occhi,

ignari del profondo,

e le labbra,

a cui conduce di pupilla

il lampo

ch'è ponte sospeso dal tempo.


Non ho più sorte

tra gli uomini;

al fuoco nascosto

s'accede per l'onda

che frange lo scoglio,

e al cielo s'innalza


le nubi lambendo

di schiuma, di sale,

di sabbia e in ultimo

incontra la pioggia

morente-vivente

d'un unico, umido


abbraccio;

non ho più sorte,

però d'un'altra

nulla me ne faccio.


Buscador de rimas

07/10/a.D. 2026


*Tutti i corsivi, così come i più ampi, liberi "saccheggi", sono da ricondurre ai versi dannunziani di "Meriggio", da Alcyone.

Dipinto di Caspar David Friedrich: "Monaco sul mare" (particolare).



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