Se per gli occhi mortali all’alma vène
- g.provenzale

- 18 gen
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Se per gli occhi mortali all’alma vène
a fars'ivi qual cosa ch'è immortale,
e se dall'alma poi, com' si convène,
cangiata a loro in prima sempre sale,
è questo quanto l'occhio ben trattène,
non la bellezza ch'etterna mai non vale.
Quanto dagli occhi a l'alm'altrui pervène
è 'l ver della beltà ch'al guardo cale:
è dolce brezza schermo a la calura
o sole di gennaio che n'accalora,
fede donata a un'alma che dispera,
ristoro al pellegrino nell'arsura;
ma solo a' gentil cor c'ha verno fora
pur se non danza ancora primavera*.
Buscador de rimas 18/01/a.D. 2026 Immagine: "Daydream", opera di Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto.
*Il sonetto è da leggersi insieme al sonetto 42 delle "Rime" di Michelangelo: "Dimmi di grazia, Amor, se gli occhi mei". Per comodità del lettore, inserisco di seguito anche i versi del Buonarroti (1529 ca.): Dimmi di grazia, Amor, se gli occhi mei veggono ’l ver della beltà c’aspiro,
o s’io l’ho dentro allor che, dov’io miro,
veggio scolpito el viso di costei.
Tu ’l de’ saper, po’ che tu vien con lei a torm’ogni mie pace, ond’io m’adiro; né vorre’ manco un minimo sospiro, né men ardente foco chiederei. — La beltà che tu vedi è ben da quella,
ma cresce poi c’a miglior loco sale,
se per gli occhi mortali all’alma corre.
Quivi si fa divina, onesta e bella,
com’a sé simil vuol cosa immortale:
questa e non quella agli occhi tuo precorre. —






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