Del gorgheggiare lento che precede
Del gorgheggiare lento che precede
si colleziona novo brusio ne la frescura,
la carta si fa ruvida, vien dura,
candida spera quanto ancor non vede.
Punte fatali, saette avvelenate
qual folgore a squarciar il firmamento
e n'è più amar il taglio ed il lamento
ché mano nota l'ha a modo acuminate.
Fuggite da' sogni stessi proclamati
confuse in fra le trame del bosco
corron al folto, e più non riconosco,
d'allegre ninfe i sembianti delicati,
chiare parole ora lontane e fiacche
accorda, memoria d'abbracci lontani,
a l'occhi soltanto ritorna, e a le mani
che del sambuco chiesero le bacche.
Ora, vele bianche rivolte a l'orizzonte
miran la spiaggia d'una Grecia eterna,
vien notte a bordo, già regna la lanterna
pur ch'a lo scoglio non si ceda in fronte.
Antichi legni ancor solcano i mari,
rapsodo cieco non vende la sua lira
ché cangiata in baston regge e respira
anch'i silenzi che mai non furon rari,
sa che la Musa non lesina la vista
a chi ad ella sa offrir sé a la conquista.
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01/06/a. D. 2026
Dipinto di Ivan Ajvazovskij: "Pescatori sulla riva".


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